MONTALTO
Mezzanotte
suonava da un lontano campanile di S. Stefano quando abbandonai, con
Teodoro Breson, la nostra colonia immersa nel sonno. Ma allorquando,
varcato il pianoro delle Gambarie, fummo ai piedi del Montalto, avviati
i muli su per il più buio del bosco, s'attaccò silenziosamente alla
coda di uno di essi.
...Avvolti in quei rossi manti che la fiamma ravvivava in modo fantastico,
le mani protese, sembravano selvaggi dell'altro emisfero intenti a
un rito sacro. ...E d'un tratto l'aurora sfiorò, appena sfiorò con
le sue dita, la cima non presentita d'un'alta montagna, e la vetta
nevosa dell'Etna escì da quell'ammasso pauroso di solitudini ammantata
di viola: quella carezza strisciò sul capo della grande statua del
Redentore benedicente dal Montalto e sul versante del Jonio fu tutto
un rivelarsi, nel pallore crepuscolare, di picchi, di colli, di immense
superfici ancora velate di tenebre: dovunque passava il tocco magico
di quella mano si
delineavano forme, dai profili dei monti giù giù fino alle coste che
con le loro insenature, i loro promontori, cominciavano a distinguersi
dall'ampia oscurità del mare. Il versante Tirreno, ancora nella notte,
sentiva tuttavia il brivido di quel risveglio.
Umberto
Zanotti Bianco
da “Aspromonte”
|
|

Pagina
Iniziale |

Home
Page |
|